L’INQUINAMENTO RADIOATTIVO: LA NORMATIVA

L’INQUINAMENTO RADIOATTIVO: LA NORMATIVA

Il D.P.R. n.185 del 19.02.1964 stabilì le norme relativa alla sicurezza degli impianti che utilizzano energia nucleare e le macchine radiogene che comportino pericoli da radiazioni oltre determinati valori per nuclide (valori poi definiti dal DPR 1303 del 5.02.1969), inoltre detta le norme di protezione sanitaria per i lavoratori e le popolazioni.
A quest’ultimo fine il D.P.R. 185/1964 definì le unità di misura, oggi sostituite dal DPR 802 del 12.08.1982 che ha unificato le unità di misura correnti nei paesi CEE.

Le unità di misura adottate sono le seguenti:

 

  • dose assorbita: energia ceduta da qualunque tipo di particella ionizzante alla materia (in rad, ora in Gray);
  • dose di esposizione: misura delle radiazioni in funzione della loro capacità di produrre ionizzazione, con riferimento ai raggi X o gamma (in roentgen, ora in Coulomb/kg);
  • dose biologica efficace: risulta dal prodotto della dose assorbita in rad e l’efficacia biologica in relazione alla radiazione ionizzante considerata (con apposite tabelle in relazione alla radiazione), ( in rem, ora Sievert);
  • dosi massime ammissibili (DMA): dosi di radiazioni ionizzanti che, allo stato della conoscenza, si ritiene non causino “alterazioni notevoli” nel corso della vita, sono escluse quelle provenienti dal fondo naturale e quelle dovute a cure o esami medici (in rem, ora Sievert);

 

  • concentrazioni massime ammissibili (CMA): concentrazioni di un nuclide radioattivo nell’aria, nell’acqua e negli alimenti, tali da mantenere l’esposizione entro la dose massima ammissibile (in Curie, ora Becquerel).

Limiti di esposizione alle radiazioni ionizzanti.

Per quanto concerne i lavoratori il DPR n.185 del 13.02.1964 stabilisce le disposizioni relative alla esposizione durante le lavorazioni sia minerarie che presso impianti che utilizzano materiali radioattivi. Le principali disposizioni riguardano l’obbligo del datore di lavoro di attuare le misure di sicurezza e di protezione previste, fornire ai lavoratori i necessari mezzi di protezione, informarli dei rischi a cui sono esposti, delimitare le “zone controllate” a maggiore rischio, garantire la sorveglianza fisica e medica, ridurre l’esposizione e il numero dei lavoratori esposti per quanto possibile. La finalità delle disposizioni è di mantenere l’esposizione al di sotto delle Dosi Massime Ammissibili (DMA). Queste dosi e le corrispondenti Concentrazioni Massime Ammissibili (CMA), per ogni nuclide, sono state stabilite dal D.M. 6.06.1968 (vedi tabella dove sono confrontate le DMA per lavoratori professionalmente esposti e l’ultima raccomandazione IRCP, Commissione Internazionale per le Protezioni Radiologiche).
Per la popolazione è il Ministero della Sanità che esercita la vigilanza delle sorgenti radioattive, e che stabilisce le DMA e le CMA. Con il D.M. 2.02.1971 sono stati stabiliti tali limiti sia per la popolazione nel suo insieme che per particolari gruppi di popolazione.
Inoltre il D.M. 4.08.1977 indica i livelli di contaminazione dell’aria, dell’acqua (e degli alimenti) e del suolo, oltre i quali, nelle zone non controllate (fuori degli impianti) scattano le disposizioni relative alla “situazione eccezionale” o allo “stato di emergenza nucleare” definito nel D.P.R. 185/1962.

Limiti di dose annua relativi ad organi o tessuti specifici

 

Lavoratori IRCP 60 Lavoratori professionalmente esposti D.M. 6.06.1968 Popolazione IRCP 60
Dose efficace globale-totale 20 mSv come media su 5 anni (Nota-1) 50 mSv (Nota-2) 1 mSv (Nota-3)
Dose equivalente annua per esposizioni parziali
cristallino 150 mSv 150 mSv 15 mSv
Pelle 500 mSv 300 mSv 50 mSv
Mani e piedi 500 mSv 600 mSv
addome di donna incinta 2 mSv

 

Nota 1: Con la limitazione ulteriore che la dose efficace non ecceda 50mSv in ogni singolo anno. Restrizioni ulteriori si applicano all’esposizione professionale di donne gestanti.
Nota 2: 30 mSv massimo per singola dose
Nota 3: In circostanze particolari, si può permettere un valore più elevato della dose efficace in un singolo anno, purché la media su 5 anni non ecceda 1 mSv per anno.

SCALA INTERNAZIONALE DEGLI EVENTI NUCLEARI (INES)

Nel Marzo 1992 è stata approvata dagli esperti appositamente riuniti a Vienna dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica la versione definitiva della scala internazionale degli eventi nucleari. In tale occasione sono state apportate alcune modifiche rispetto alla versione originaria proposta in via sperimentale nel 1990 che hanno consentito l’estensione del suo campo di applicazione.
Infatti mentre la prima versione era applicabile solo agli eventi che possono accadere negli impianti elettronucleari, quella attuale è utilizzabile anche per altre installazioni quali: reattori di ricerca e prototipi, impianti di fabbricazione del combustibile, industria estrattiva dei minerali uraniferi, impianti di riprocessamento e stoccaggio del combustibile irradiato, impianti di trattamento stoccaggio e smaltimento dei rifiuti radioattivi, infine per situazioni incidentali che possono avvenire nel corso del trasporto dei materiali radioattivi tra le suddette installazioni.
Lo scopo dell’INES è di rendere percepibile al pubblico in maniera corretta, la gravità degli eventi che accadono nelle situazioni nucleari, senza dover fare riferimento a dati tecnici poco comprensibili; a tal fine in maniera sostanziale analoga alla scala Mercalli per i terremoti, gli eventi sono valutati principalmente sulla base dei loro effetti piuttosto che delle loro cause. La scala quindi non ha lo scopo di valutare il grado di sicurezza degli impianti e, ancor meno, di essere usata per stilare classifiche di merito fra le diverse filiere di reattori o addirittura fra i paesi in cui sono eserciti.

La INES è divisa in due parti comprendenti in tutto sette livelli. La parte superiore riguarda gli INCIDENTI ossia tutti quelli eventi che producono danni significativi alle persone, all’ambiente o alle cose; è divisa in 4 livelli che vanno dal 7°, riguardanti eventi disastrosi di cui quello di Chernobyl (Ucraina) dell’aprile 1986 è un esempio tipico, fino al 4° per il quale le conseguenze sugli individui della popolazione sono valutabili in dosi di alcuni millesimi di Sievert.
La parte inferiore riguarda i guasti ossia quegli eventi che producono danni di poco conto alle persone, all’ambiente, o alle cose; è divisa in tre livelli che vanno dal 3°, comprendente eventi per i quali le conseguenze sugli individui della popolazione sono valutabili in dosi piuttosto basse (decimi di mSv) fino al 1° livello, che chiude la scala, nel quale vengono classificate, tra l’altro le deviazioni dal normale regime di funzionamento di un reattore elettronucleare, con conseguenze praticamente nulle per la popolazione e l’ambiente.
Vi è poi un livello zero, o più correttamente al di sotto della scala, che comprende quegli eventi che non hanno alcuna importanza ai fini della sicurezza nucleare e della protezione radiologica; altri eventi, quali quelli che si possono definire “incidenti sul lavoro” e che non sono in alcun modo collegati alla sicurezza nucleare, indipendentemente dalla loro gravità, non vengono presi in considerazione e sono definiti “al di fuori della scala”. Per percepire in maniera corretta il senso della classificazione proposta, si deve ricordare che l’andamento della scala non è di tipo lineare, ma piuttosto, con una certa approssimazione, di tipo logaritmico a base 10; ciò significa che tra un evento classificato al livello 6 ed un altro classificato al livello 3, la differenza di gravità va valutata nell’ordine di un fattore 1.000 anzichè 2.

SCALA INTERNAZIONALE DEGLI EVENTI NUCLEARI (INES)

LIVELLO DEFINIZIONE CARATTERISTICHE
7 Incidente molto grave Rilascio all’esterno di una elevata percentuale di materiale radioattivo contenuto in un impianto di grandi dimensioni: fa parte del rilascio una miscela di prodotti di fissione a vita breve e lunga (radiologicamente, la quantità equivale a varie migliaia di Tbq di I-131). Gli effetti sulla salute sono acuti, e ritardati su di un’area molto vasta; le conseguenze ambientali sono a lungo termine.
6 Incidente grave Rilascio all’esterno di materiale radioattivo: radiologicamente, la quantità equivale a valori compresi tra le migliaia e le decine di migliaia di Tbq di I-131. Tale rilascio porta all’attuazione delle contromisure che fanno parte del piano di emergenza esterno volto a limitare gli effetti sulla salute della popolazione.
5 Incidente con possibili conseguenze all’esterno dell’impianto Danneggiamento grave di gran parte del nocciolo di un impianto nucleare di potenza; oppure incidente di criticità molto grave; oppure incendio molto grave; oppure una esplosione. Tutto ciò è seguito dal rilascio all’esterno di materiale radioattivo: radiologicamente, la quantità equivale a valori Il danneggiamento compresi tra le centinaia e le migliaia di Tbq I-131. Tale rilascio porta alla parziale attuazione delle contromisure che fanno parte del piano di emergenza esterno volto a limitare gli effetti sulla salute della popolazione.
4 Incidente senza conseguenze significative all’esterno dell’impianto Danneggiamento significativo dell’impianto nucleare con irradiazione di uno o più lavoratori e rilascio all’esterno di materiale radioattivo. Gli effetti sulla salute sono l’assunzione di alcuni mSv da parte delle persone più vicine all’impianto. Tale rilascio non porta all’attivazione di azioni protettive esterne all’impianto, ma in alcuni casi viene effettuato il controllo locale della catena alimentare.
3 Guasto grave Rilascio all’esterno di materiale radioattivo al di sopra dei limiti prescritti. Le dossi assorbite dai lavoratori possono produrre effetti acuti sulla salute. Gli effetti sulla salute delle persone più vicine al sito sono l’assunzione di alcuni decimi di mV. Tale rilascio non porta all’attivazione di azioni protettive esterne all’impianto. Un ulteriore guasto dei sistemi di sicurezza porta ad una condizione di incidente.
2 Guasto Si ha un significativo malfunzionamento dei sistemi di sicurezza, pur mantenendo un margine sufficiente per far fronte ad ulteriori guasti. Le dossi assorbite dai lavoratori sono superiori a quelle ammissibili secondo legge.
1 Anomalia Si hanno deviazioni dal normale regime di funzionamento, dovute a guasti alle apparecchiature o ad errori umani.
0 Deviazione Non è significativo per la sicurezza.

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