Special: LA MINACCIA NUCLEARE E I MOVIMENTI PER LA PACE Da Hiroshima al manifesto “Russell-Einstein” (1945-1956)

Di Denis Vidale – Pubblicazioni Studi per la Pace www.studiperlapace.it

INTRODUZIONE
Alla vigilia del terzo millennio, per utilizzare un’espressione divenuta di moda, la visione che abbiamo del pianeta è quanto meno desolante sotto tutti gli aspetti, siano essi sociali, ambientali, economici o politici: non è necessario aver militato attivamente per dieci anni in un’associazione ambientalista come Greenpeace per essere correttamente informati sul progressivo annientamento dell’ecosistema; non occorre essere stati volontari nella FAO o nell’UNESCO per assistere da vicino alla progressiva morte di migliaia di esseri umani od allo sgretolamento dei patrimoni artistici e culturali; neppure è obbligatorio avere alle spalle l’esperienza del servizio civile o della militanza nelle associazioni pacifiste per rendersi conto della complessità della situazione, italiana e non, connessa alle guerre, alle pacificazioni, all’equilibrio mondiale sempre sull’orlo della guerra, e fino a pochi anni fa della guerra termonucleare, un pericolo che non è ancora stato eliminato.

La tesi che almeno una parte cospicua di questi conflitti e contraddizioni dell’età contemporanea siano da far risalire alla bomba atomica è certamente personale e discutibile, ma non campata in aria. Le eredità più macroscopiche di questo secolo sono quelle di Auschwitz e di Hiroshima1, entrambe ripetute in scale minori innumerevoli volte dalla fine del secondo conflitto mondiale ai giorni nostri, senza essere, per questo, meno criminali2: tuttavia proprio quelle immense tragedie furono la base di un dibattito che dura ancora ai giorni nostri, in termini più forti e più urgenti. Non fu l’annientamento Hiroshima e Nagasaki a regalarci il mondo in cui viviamo: le radici vanno cercate prima, nel fertilizzante della paura e dell’ambizione delle grandi potenze, nella buona volontà cieca di alcuni scienziati e nella follia di altri, tuttavia il 16 Luglio 1945 fu la pietra miliare dell’inizio di una nuova era; se il 6 Agosto 1945 immolò la vita di duecentomila persone sull’altare delle relazioni internazionali tra USA ed URSS

la vera, immensa tragedia è sotto quel fungo (…) ed ancora più la tragedia inedita è quella del mondo, anche del nostro mondo occidentale, e della semplice vita umana sulla terra. Perché al di là (…) c’è un futuro nel quale le speranze (…) rapidamente dovranno essere ridimensionate, ed in seguito ridefinite di fronte ai nuovi rischi globali.

Osservando il cosiddetto problema nucleare oggigiorno, alla luce delle ricerche nel tentativo di ottenere un’energia pulita attraverso la fusione e non più la fissione atomica, sembra impossibile che la sua comparsa sia passata quasi sotto silenzio, e che per quasi vent’anni la lotta contro gli esperimenti militari, le bombe ed il loro utilizzo sia stata ridotta ad un ristretto numero di intellettuali, di pacifisti e di ambientalisti, soprattutto se ci si ricorda del grande dibattito degli anni ’80, in Italia ed all’estero.
Ma questo perché, per dirla con le parole di Luigi Bonanate

(…) L’Italia scopre (finalmente, oppure: ahinoi?) il problema termonucleare solamente nel 1984, quando fu sommersa da un diluvio, senza precedenti, di articoli, di libri, di informazioni radiotelevisive e di opuscoli a quello relative ossia quando i sub dei servizi segreti francesi,
per ordine dell’allora presidente Mitterand, affondarono nel porto di Auckland (New Zeland) l’ammiraglia della flotta ambientalista internazionale Greenpeace, il Raimbow Warrior, provocando la morte del fotografo portoghese Fernando Pereira: all’epoca fecero più scandalo l’atto compiuto contro un equipaggio disarmato di pacifisti ed ambientalisti, perpetrato in un porto straniero (in termini di diritto internazionale il fatto costituiva un atto di guerra), che le motivazioni che avevano spinto gli ambientalisti in Polinesia (il tentativo di impedire gli esperimenti nucleari francesi nell’isola di Mururoa), ma il dibattito che ne seguì forzò la mano alle commissioni internazionali e portò alla firma del patto di abolizione di ogni esperimento nucleare in mare ed a cielo aperto. Fu quel fatto che portò alla caduta di quello che Mario Fazio aveva chiamato “l’inganno nucleare”, e che includeva esperimenti segreti e l’occultamento delle loro conseguenze, la costruzione e la mancata manutenzione di centrali nucleari, nuove ricerche dirette non a fini di pace ma bellici, tacitamento di ogni voce allarmista sull’argomento.

La situazione odierna, gli esperimenti e le lotte relativamente documentate dai giornali, sono figlie dirette di quei primi anni, delle reazioni pacifiste ed antimilitariste di quei primi anni che seguirono la creazione dell’ordigno che annientò Hiroshima e Nagasaki. Questa ricerca è il tentativo di individuare il sorgere delle coscienze pacifiste ed antinucleariste in Italia: non è un lavoro di ricerca nuovo od originale, non sfrutta fonti inedite o finora sconosciute; fa riferimento a studi precedentemente svolti da altri studiosi, spesso allo stesso materiale già analizzato e catalogato, ma nel tentativo di assumere una posizione nuova, dando spazio a quella parte delle fonti che gli studi precedenti sembrano aver trascurato o trattato in modo riduttivo; è anche un tentativo di avviare un discorso continuo e coerente tra gli avvenimenti di questi ultimi anni e le loro radici, attraverso un accenno agli eventi successivi quelli trattati.

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