Il Progetto Sociologico a Dubovylog:

Il Questionario sulla radioattività “PARTE 4”

L’INFORMAZIONE DELLA POPOLAZIONE SULLA SITUAZIONE RADIOLOGICA E SULLE REGOLE DI VITA NEI TERRITORI CONTAMINATI

Sulla cronaca dei fatti, legati alla catastrofe di Cernobyl, i mezzi di informazione di massa hanno fatto fiasco: la strategia della cronaca dei fatti post Cernobyl è stata rappresentata da un percorso che dall’iniziale travisamento è passata, man mano alla descrizione della verità. Inoltre le discussioni fra gli esperti hanno aggravato la situazione facendo scoppiare conflitti nei pensieri soggettivi di ogni persona. Nei confronti fra gli esperti, la popolazione e gli organi statali e nelle discussioni pubbliche si palesavano, più che altro, le incertezze circa la stima del rischio radioattivo.
Il risultato di tutto ciò è stato, nei rapporti fra le persone, lo scetticismo e la sfiducia verso le dichiarazioni ufficiali sulle questioni di radioattività.
E col tempo il livello di diffidenza non è diminuito, anzi è aumentato.
Nel 1994 non credeva alle informazioni del Consiglio dei Ministri il 43,4% degli intervistati, nel 1995 il 64,1%. La diffidenza verso la televisione è passata dal 24,9% al 47,3%, verso la radio dal 26,5% al 49,4%, versi i leader politici dal 42,9% al 70,0%.
E la situazione è pressoché identica in tutti i paesi dell’ex Unione Sovietica: nella regione di Gomel, secondo altre ricerche nazionali, non crede alle fonti ufficiali il 22% degli intervistati; nella regione di Briansk il 23%.
La sfiducia verso le fonti ufficiali di informazione ha rafforzato la credenza nelle voci. Questa forma di costruzione di un rapporto personale nei confronti delle situazioni della vita è una dominante nelle zone contaminate. Questa forma di credenza è di molto superiore al livello di fiducia verso le fonti ufficiali: verso i giornali è del 3%, verso corsi o colloqui con specialisti del 3,3%, verso i quotidiani e i giornali locali dell’8,5%.
Gran parte dei materiali pubblicati dai mezzi di informazione di massa rafforzano questo sentimento, creando nella popolazione un senso di “immolazione” e di irreparabilità.
Nei territori contaminati si forma una specie di subcultura di gruppo, che si può definire “subcultura di Cernobyl”.
La sfiducia verso le informazioni degli organi di potere, ne diminuisce l’autorità verso le persone. Così se nel 1995 contavano sull’aiuto da parte delle autorità centrali il 47% degli intervistati, nel 2001 solo il 19,9%; così se nel 1995 contavano sull’aiuto da parte degli organi locali di potere il 12,8% degli intervistati, nel 2001 soli il 5,4%. Sostanzialmente è calato anche il peso specifico di coloro che contavano sull’aiuto delle associazioni umanitarie, della chiesa e delle organizzazioni religiose (rispettivamente dal 4,7% all’1,5%). Allo stesso modo è diminuita la speranza nell’aiuto dei parenti (dal 17,9% al 14,2%) e nel sostegno degli amici (dal 9,1% al 7,1%).
Riferendosi all’indagine svolta a Dubovy Log, i dati autorizzano a trarre la conclusione che gli stessi intervistati sono costretti, nel tentativo di liquidare le conseguenze dell’incidente, a contare su se stessi, sulla propria famiglia e sugli amici. Nel contempo conta anche sull’aiuto dello stato il 20% degli intervistati. Allarmante il fatto che 1/3 degli intervistati (31,8%) non conta su nessuno: ciò vuol dire che queste persone si sentono individualmente abbandonate e sole con i problemi legati alle conseguenze della catastrofe di Cernobyl.
Nel corso della ricerca c’era il compito di individuare il livello di conoscenza della popolazione sulla vita sicura nei territori contaminati ed il grado di utilizzo dei dati del sapere nella vita pratica.
Secondo i dati del questionario più del 26% si sentono attrezzati alla vita in condizioni di contaminazione radioattiva. Nello stesso tempo l’82% non conosce i livelli di contaminazione da radionuclidi consentiti negli alimenti fondamentali e solo l’8% rispettano nella vita quotidiana le norme di radioprotezione nei territori contaminati.
Solo il 51% degli intervistati vorrebbe conoscere le regole di vita per i territori contaminati, il 15% ha trovato difficoltà a rispondere e il 34% considera che è meglio non sapere.
Da annotare l’ignoranza radio-ecologica negli studenti delle classi superiori.
Secondo i dati della ricerca 1/3 non conosce le unità di misurazione della contaminazione radioattiva locale. Quasi tutti (90-95%) non conoscono i livelli di contaminazione degli alimenti e dei prodotti del bosco, i modi per diminuire la concentrazione di radionuclidi negli alimenti, i livelli ed i confini della zona di contaminazione dei boschi e dei terreni agricoli circostanti il villaggio, le misure di radioprotezione che è necessario rispettare per la frequentazione dei boschi e per l’utilizzo dei suoi prodotti in condizioni di contaminazione radioattiva. Nello stesso tempo essi vorrebbero avere queste informazioni.
Per questo, secondo il nostro parere, è necessario cambiare contenuto e forme di presentazione delle informazioni per una vita sicura in zona radioattiva e renderle più accessibili.
Le più importanti fonti di informazione sulle misure di protezione della vita nei territori contaminati sono: TV, giornali, interventi pubblici di specialisti, pubblicazioni e diffusioni di opuscoli, depliant, promemoria fra la popolazione, creazione di uno sportello consultativo e di un centro di controllo sulla contaminazione alimentare, sui mangimi e sui prodotti del sottobosco, lezioni specialistiche nelle scuole.

LE STRATEGIE DI VITA DELLA GIOVENTU’ CHE VIVE NEI TERRITORI POST CERNOBYL

I risultati della ricerca autorizzano a pensare che nei quasi 16 anni (alla data del questionario) seguenti alla tragedia di Cernobyl, le condizioni di vita sociali e culturali in ordine agli orientamenti e agli stereotipi di condotta delle giovani generazioni, sono notevolmente cambiati.
I giovani si sono trovati sotto una duplice pressione. Da un lato le conseguenze fisiche e socio-psicologiche della contaminazione radioattiva nei territori di vita; dall’altro i problemi economici, politici ed etici collegati alla strutturazione delle relazioni di mercato.
Tra la maggioranza dei giovani studenti prevalgono, a livello culturale, le forme passive di passatempo e dell’uso delle informazioni.
Delle 16 forme di tempo libero indicate nel questionario gli intervistati segnalano soprattutto: l’ascolto della musica e le raccolte per la propria collezione musicale (36,8%), guardare la televisione ed ascoltare la radio (36%), stare sdraiati sul divano (32%), passare il tempo passivamente con gli amici (27,3%). Minimo è l’orientamento nell’acquisizione di abitudini professionali come pure lo sviluppo di capacità creative. Solo l’8% degli intervistati segnala, come forma prioritaria di tempo libero, la preparazione all’ingresso alla scuola superiore; solo il 4,9% segnala le lezioni di gruppo, gli studi, la partecipazione ad attività artistiche. Poco interesse viene dimostrato verso l’attività informatica ed in particolar modo verso lezioni sull’uso del computer (12,1%).
In definitiva il questionario mette in risalto come, per la maggioranza dei giovani studenti, non sia ancora chiara la strategia di vita. Tutti, però, guardano al futuro con qualche speranza. Tra i maschi questa speranza riguarda il 42,6% degli intervistati. Tra le donne l’ottimismo è maggiore (63,4%). Nonostante ciò solo il 17,6% degli intervistati conosce esattamente le proprie intenzioni e sono convinti di realizzarle. La visione fatalistica del futuro riguarda il 14% degli intervistati.
Secondo il pensiero degli intervistati occupa il posto rilevante nella sfera della vita l’istruzione “per la nostra società” e “per me”.
Tra gli intervistati è al primo posto l’orientamento verso professioni di stampo imprenditoriale o di organizzazione di iniziative private (48,2%); quindi la specializzazione come autista (44,5%), l’interprete (30,4%), l’amministratore (27,1%), il medico (24,3%), l’economista (23,7%), l’ingegnere e l’insegnante (17,8%), il costruttore (10,1%), il tornitore (6,7%), la professione di zootecnico (6,3%). L’orientamento verso altre professioni riguarda il 24,7% degli intervistati.

CONCLUSIONI E PROPOSTE

I risultati valutativi, in regime di monitoraggio dei cambiamenti nella percezione da parte della popolazione dei fattori dominanti del rischio radioattivo, autorizzano a trarre le seguenti conclusioni:

 

  • Durante il periodo della ricerca è cambiata quali/quantitativamente la struttura dei fattori pericolosi nella percezione sociale degli abitanti;
  • Il rischio socio-economico ha rimpiazzato quello radiologico (i più destabilizzanti fattori di rischio socio-economico sono l’aumento dei prezzi ed il basso livello di vita della popolazione);
  • Il rischio radioattivo determina invariabilmente una tensione socio-psicologica, ma rappresenta anche latenti, mascherati e negativi processi socio-psicologici generalizzati ed in progresso in tutta la Bielorussia;
  • Nella ricerca è emersa una serie di orientamenti sociali nella percezione del rischio radioattivo: i residenti in città, piuttosto che i residenti in campagna, hanno una preoccupazione più grande di condizionamento dal rischio radioattivo; le donne, più che gli uomini, sono più critiche e radicali nell’accettazione del rischio radioattivo; nelle persone fra i 31 e i 40 anni è maggiore la consapevolezza della pericolosità del rischio radioattiva: tale consapevolezza scema progressivamente, toccando il suo minimo nella fascia dai 61 ai 70 anni;
  • Secondo la popolazione il rischio radioattivo non ha un’adeguata e marcata compensazione sociale: tra gli intervistati il 72,1% la considera manifestatamene insufficiente;
  • I principali orientamenti sociali di aspettativa sono: l’aiuto materiale tramite agevolazioni e supplementi; l’aiuto nel collocamento al lavoro ed uno stipendio complementare; l’aiuto ed il controllo medico; le medicine;
  • Secondo gli intervistati è necessario, nelle attuali condizioni socio-economiche ed ecologiche, continuare le trasformazioni di mercato, potenziando, in particolare, l’attività imprenditoriale. È, inoltre, necessario organizzare produzioni in grado di funzionare con efficacia in condizioni di rischio radioattivo locale.

 

Solo la soluzione dei problemi riportati potrà essere la compensazione in grado di diminuire la tensione socio- psicologica collegata al rischio radioattivo.
Guardando il problema dell’incidente di Cernobyl da un punto di vista sociale e psicologico e tenendo conto dell’individuale personalità umana e del suo valore nella gerarchia dei valori della società, si trovano in primo piano il problema della difesa della vita, della garanzia della salute e della protezione sociale della persona venutasi a trovare in una situazione estrema carica di fattori stressogenici ed in una situazione di disadattamento sociale e psicologico. Per questo sono assolutamente necessari, e da effettuare nelle zone del disastro, i controlli medici e psicologici delle persone.

In relazione a tutto ciò è consigliabile:

  • realizzare un radicale miglioramento dell’informazione alla popolazione sui principali fattori di radioprotezione e sul grado del suo reale influsso sulla salute. All’uopo bisogna affidarsi, in primo luogo, agli specialisti del campo radio-biologico, quindi a ecologici, sociologi, psicologi, medici;
  • fornire alla popolazione una piena ed obiettiva informazione sul grado di reale pericolo radioattivo mediante appositi sportelli nei villaggi;
  • creare una più ampia rete di consultazione socio-psicologica e di centri per il sostegno e la riabilitazione sociale nei diversi gruppi della popolazione;
  • continuare il lavoro di compilazione delle schede socio-psicologiche che riflettano gli indicatori di tensione, preoccupazione e la prevalenza dei diversi aspetti degli stress post incidente;
  • prendere in considerazione stimolanti ed effettivi provvedimenti per assegnare specialisti (soprattutto della sfera della salute e dell’istruzione) nelle zone contaminate, quali l’erogazione di stipendi speciali e di agevolazioni per i medici di alta specializzazione, insegnanti e tutti quegli specialisti di cui si palesa un’acuta insufficienza.
  • Le iniziative succitate contribuiranno sicuramente alla riduzione delle sfavorevoli conseguenze socio-psicologiche della catastrofe nella centrale nucleare di Cernobyl.

.: Le altre parti del Questionario:

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