Incendi a Chernobyl: E ci risiamo!

Come da anni denuncia Mondo in cammino, una delle peggiori eredità di Chernobyl sono gli incendi. Da oggi bruciano dieci ettari della Foresta Rossa, quella contaminata per eccellenza. A Kiev ha cominciato a serpeggiare il panico perché la direzione del vento spinge verso la città. Come al solito (ed è un “mood” per il nucleare) le autorità tacciono. I bambini giocano in strada e la giornalista Tatyana Vysotskaya scrive sulla propria pagina di Facebook di chiudere le finestre (Fonte: Strana.ua )

E’ difficile stabilire e prevedere la diffusione globale, ma una ricerca del Norvegian Institut for Air Research ha dimostrato che incendi di tale portata (come anche quelli avvenuti nel 2001, 2008, 2010, 2015) hanno mobilizzato dal 2 all’8% del Cesio137 liberato dall’incidente del 1986 e che le nuvole generatesi si sono spinte, al Nord, fino alla Scandinavia e, al Sud, fino alla Turchia.

Di certo (visto che i venti cambiano direzione più volte) i bambini di Radinka, delle province ucraine di Ivankov e Polesie, di quelle bielorusse di Bragin, Khoiniki, Narovlja ed altre, si stanno probabilmente ricontaminando per l’ennesima volta.

E noi cono loro, sebbene in misura inferiore
In ogni caso, tutti gli incendi, che si sviluppano nella zona di esclusione, sollevano radionuclidi, la cui successiva diffusione e deposito al terreno dipendono dalla vastità dell’incendio stesso, dalla porzione di area interessata (su 260.000 ettari, il 65-70% è rappresentato da foreste), dallo sviluppo in altezza e dagli eventi atmosferici (velocità del vento, precipitazioni).
Questo assunto rende scandaloso il fatto che non sia stata lanciata un’allerta alla popolazione presumibilmente coinvolta, tramite consigli riguardanti facili comportamenti quotidiani, raccomandazioni alimentari, elementari azioni per contrastare o antagonizzare i radionuclidi.
Sarà ancora più criminale quando ci sentiremo dire che tutto è “sotto controllo”e, peggio ancora, “nella norma”.
In primo luogo gli indici “secondo norma” non escludono la presenza di contaminazione radioattiva (semplicemente è “a norma”). In secondo luogo la valutazione come gamma fondo (quella che tiene conto, per esempio, del Cesio137) non tiene conto della presenza di radionuclidi molto nocivi, come il plutonio e lo stronzio, che si rifanno ad un fondo alfa e beta.

In terzo luogo le stime medie, con gli indici di radiocontaminazione nella normalità, si rifanno al concetto di quanto sia la dose che fa il veleno, mentre non tiene conto dell’ “effetto di prossimità” molto nocivo e tossico che hanno radionuclidi come il plutonio all’interno dell’organismo umano già solo per semplice inalazione, per quanto esso possa essere presente in minima parte nella composizione aerea (che, pertanto, non viene considerata).
Ritornando all’incendio, ciò che preoccupa di più è la possibilità nel futuro, anzi già nel breve termine, dell’insorgenza di altri incendi disastrosi che possono diffondere radioattività su tutta l’Europa, e non solo.
Eccone i presupposti e le cause:
1. Le ricerche condotte nella zona di esclusione dal professore Timothy Mousseau hanno dimostrato, da una parte, la decomposizione rallentata delle foreste per diminuzione – a causa della radioattività presente – della microflora deputata a questo compito e, quindi, la tendenza a facilitare una maggiore messa in disponibilità di tronchi di albero come combustibile; dall’altra parte, esse hanno dimostrato la proprietà di assorbimento, da parte delle radici degli alberi, del Cesio137 al posto del Potassio per via della similitudine dei due elementi e, di conseguenza, il successivo trasferimento al tronco e alle foglie per poi liberarlo in caso d’incendio (contraddicendo, in tale modo, coloro che sostengono che negli incendi il cesio non può essere mobilizzato perché migrato nei primi strati del terreno). Il risultato delle ricerche di Mousseau, condotte nella zona di esclusione, hanno messo in evidenza la presenza di combustibile aggiuntivo a causa della rallentata decomposizione degli alberi e, contemporaneamente, una buona disponibilità di cesio137 nelle piante e, quindi – in definitiva – le condizioni per un maggiore rischio di insorgenza di incendi

2. La zona di esclusione è ricca di torbiere che possono rimanere fumanti per ulteriori 6 mesi diffondendo costantemente e lentamente fumi radioattivi

3. Negli ultimi 25 anni (dal 1973) si sono sviluppati, nella zona di esclusione, oltre1250 incendi (vedi i dati del Centro Monitoraggio Incendi della Regione dell’Europa Orientale – REEFMC)

4. Statisticamente, a causa della stagione secca e calda, il periodo di maggiore comparsa degli incendi, deve ancora venire (sigh!), ovvero dal 25 luglio al 15 agosto

5. Nella zona di esclusione ucraina esistono solo 6 torri per l’avvistamento di incendi: queste riescono a monitorare solo il 40% del territorio interdetto

6. Solo il 20% del territorio della zona di esclusione è facilmente e subito aggredibile con l’acqua in caso di incendio; il 50% viene raggiunto nel giro di 3-4 ore e più; il 30% non è raggiungibile. (fonte REEFMC)

Queste considerazioni dovrebbero spingere la Comunità Internazionale – senza indugio e perdita di tempo – a cercare risorse certe per la messa in sicurezza della zona di esclusione tramite il potenziamento di un corpo forestale adeguatamente attrezzato e istruito per prevenire gli incendi nel minore tempo possibile.
Con la situazione attualmente presente, tutta l’Europa é a rischio di non indifferenti fallout provenienti dalla zona di esclusione di Chernobyl: in definitiva, stante la situazione, si può ipotizzare un futuro da fallout infinito.
E’, inoltre, importante rilanciare – a livello di opinione pubblica – la campagna contro l’accordo truffa OMS/AIEA del 28 maggio 1959 che legittima il potere di censura e veto della lobby nucleare nei confronti della publicizzazione delle conseguenze sanitarie derivanti da incidenti nucleari e correlati.

Proprio con Chernobyl questo potere di veto dell’AIEA è venuto alla luce nella conferenza dell’OMS del novembre 1995 a Ginevra (“Le conseguenze di Chernobyl e di altri incidenti radiologici sulla salute”). Da allora, tutti i dati e le prove sulla pericolosità del fallout radioattivo, riportati da 700 esperti e scienziati russi, ucraini e bielorussi – assieme agli stessi atti della conferenza -, sono stati secretati dall’AIEA (proprio in virtù della legge truffa) e mai divulgati.

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