DUBOVY LOG, STORIA DI RESISTENZA!

Da più di un  anno è stata rimossa la sbarra d’accesso al villaggio di Dubovy Log. Nel villaggio poche centinaia di persona con qualche decina di bambini lasciati a respirare quotidianamente folate di radioattività sollevata dalla polvere dei mezzi del kolchoz, spostata dalle piante al terreno e viceversa dal vento che sferza i volti durante l’inverno e annoda i capelli quando il sole si fa tiepido. Ma soprattutto radioattività che si incunea nel terreno, nutre le radici delle piante, degli ortaggi, della frutta. Da 32 anni la radioattività è il maggiore alimento delle persone che nel villaggio vivono, blandite a restarci da una politica criminale che gliela offre in cambio di una casa e di un orto gratis, affinché siano manodopera per produrre grano, latte, carne da distribuire in tutta la Bielorussia, partendo proprio da questo lembo di terra che si protende verso la Russia e che cerca di lambire l’Ucraina.

Da quando la sbarra non c’è più la gente è indotta a pensare che l’emergenza sia finita, che finalmente Dubovy Log non sia più una riserva radioattiva. Dubovy Log è ora un “territorio libero” di radioattività. Se prima i funghi venivano raccolti a quintalate di nascosto per poi essere venduti illegalmente ad emissari stranieri, ora possono essere raccolti, senza pudore, nel territorio libero di Dubovy Log in cui si registra, per il cesio 137, ancora una radioattività fra i 10 e i 15 ci/kmq. E’ la matematica a confermarlo, considerando che la radioattività era ufficialmente attestata fra i 30 e i 40 ci/kmq di 32 anni fa. Ma ora dal cilindro dello stato mago che vuole fare partire la sua prima centrale nucleare a Ostrovets, escono solo colombe bianche e immacolate, senza un filo di radioattività ad incresparne il ciuffo. La politica del consenso sociale e della lobby nucleare richiedono la minimizzazione dei rischi o, meglio, la loro fittizia e ipocrita risoluzione.

Ma l’oltraggio nei confronti di Dubovy Log non è solo celare la condanna che costringe i bambini e le loro famiglie a vivere e a nutrirsi quotidianamente di cibo radioattivo, è anche togliere i punti di riferimento della vita sociale in modo che le persone si sentano sempre più isolate, nell’impossibilità di reclamare e nella necessità di fare della propria solitudine l’unica ancora di salvezza e risorsa, addirittura ringraziando lo stato che concede  una casa e un orto a titolo gratuito. Zitti e pedalare!

Da alcuni mesi, inquietanti ruspe hanno incominciato a viaggiare lungo la principale e polverosa via di Dubovy Log, brandendo minacciosamente le benne verso gli edifici pubblici abbandonati: giù il negozio, giù la mensa…fino ad approssimarsi della Casa della cultura.

Ma, improvvisamente, dall’edificio escono e avanzano verso gli ignari conduttori delle macchine, i bambini del doposcuola che Mondo in cammino sta finanziando all’interno della Casa della cultura. Le benne si fermano. Gli operai si guardano l’un l’altro attoniti e storditi, quasi in colpa. Frenetiche telefonate: ci sono i bambini, c’è un progetto degli “italjanzi”!

La Casa della cultura viene preservata e con essa la possibilità degli abitanti di avere un luogo di incontro e di confronto, la possibilità di continuare il doposcuola offendo un pasto pulito ai bambini e alle loro famiglie e la possibilità di provare a costruire una piccola biblioteca per la comunità.

Il doposcuola, in cui i bambini giocano e fanno anche lezioni e compiti sotto la guida di una insegnante, è fondamentale per il villaggio, già avvilito da diversi casi di alcolismo e in preda all’inedia dei fine settimana e dei periodi liberi da lavoro.

Il Doposcuola, a tutti gli effetti, è un presidio di resistenza per i bambini e, in parte, li preserva dalle derive sociali.
E adesso, ancora di più, la difesa della Casa della cultura sta assumendo i contorni di una piccola grande storia di resistenza. Una resistenza che va alimentata e che da subito deve porre i presupposti per la continuazione del doposcuola nel prossima anno scolastico.

E’ vitale per questa comunità e per i 20 bambini che vi risiedono. Possono bastare solo 8.000 euro!

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