L’ Analisi in Progress a partire dall’1/1/2000

3. L’efficacia degli interventi

Tutti gli interventi sono stati realizzati per rispondere all’obiettivo fondamentale del progetto, cioè quello di assicurare alle popolazioni locali gli strumenti per la conduzione della migliore qualità di vita possibile in territorio contaminato, puntando soprattutto sulla gestione del rischio alimentare.
I due percorsi individuati dal Progetto Humus (il percorso sociologico e quello agronomico), hanno ottenuto entrambi un equivalente rapporto d’efficienza/efficacia, ovverosia ogni azione è stata efficace per il proprio grado di potenzialità. Questo risultato è stato ottenuto per l’intuizione iniziale del progetto di aggredire la propria complessità strutturandosi per moduli, in pratica microprogetti nel progetto. In un’analisi complessiva, tendente a verificare gli obiettivi globali del progetto, bisogna invece notare una difficoltà maggiore a perseguire quelli in campo agronomico (sia cronologicamente che come ultimo risultato previsto), malgrado il maggiore investimento in risorse umane, strumentali ed economiche.

Questa differenza, oltre alle implicazioni contingenti che saranno citate al punto successivo, è da imputare, in generale, alle seguenti motivazioni:

  • il percorso sociopedagogico attira meno aspettative pratiche da parte delle istituzioni locali o di possibili o sedicenti uomini d’affari;
  • il percorso agronomico non viene valutato per i risultati attesi nell’ambito del progetto, ma come opportunità, non tanto d’investimento, ma di guadagno;
  • il percorso sociopedagogico racchiude competenze note ed ambiti d’intervento più facilmente aggredibili e con risultati visibili nel breve/medio tempo;
  • il percorso agronomico prevede l’acquisizione di nuove competenze ed i risultati si collocano, come visibilità, nel medio/lungo termine;
  • il percorso sociopedagogico sfrutta canali maggiormente ricettivi ed istituzionalizzati e, quindi e per certi versi, obbligati;
  • il percorso agronomico prevede un rapporto di collaborazione in cui le risorse umane da investire, dovendo assicurare la pariteticità delle relazioni, puntano su un’offerta maggiormente liberale delle prestazioni e, quindi, più difficilmente disponibile.

Questa breve analisi prende in considerazione solo le differenze che si esplicano nel raggiungimento dell’efficacia degli aspetti formali e nel rispetto dell’evoluzione consequenziale e di dipendenza diretta delle varie tappe e moduli pianificati.
Da un punto di vista sostanziale, invece, l’efficacia maggiore nel campo della radioprotezione e nella gestione del rischio alimentare è assicurata dal percorso sociopedagogico, perché in esso vi sono le basi per il governo pratico ed effettivo delle condizioni di vita in territorio contaminato.

Sotto quest’aspetto il Progetto Humus ha raggiunto una buona performance.

Analizzando singolarmente i due percorsi, questi sono i risultati d’efficacia raggiunti:

  • percorso sociopedagogico. Nel villaggio di Dubovy Log sono stati raggiunti tutti gli strati della popolazione nella conoscenza del rischio radioattivo. L’Infosportello, inoltre, ha garantito e garantisce un costante punto di riferimento ed aggiornamento. Fra gli addetti è ormai consuetudine ed affermata la definizione di “modello Dubovy Log” o modello “Progetto Humus”;
  • percorso agronomico. Il centro radiologico di Gomel è diventato un punto di riferimento ed un centro permanente di formazione professionale in campo agronomico, assicurando la presenza di una struttura fissa, della tecnologia idonea, di personale in grado di assicurare la produzione di colture con le tecniche del fuori suolo e la capacità e le competenze per eseguire indagine radiometriche di controllo;
  • il follow up. Riveste un’importanza strategica soprattutto in campo sociopedagogico dove i risultati sono meno visibili e si basano su un atteggiamento culturale in grado di garantire le motivazione per una corretta gestione del rischio da contaminazione. Lo stesso atteggiamento culturale va mantenuto in campo agronomico dove, però, una volta attuati, i risultati degli interventi sono maggiormente visibili e concreti. Bisogna investire in soggetti locali che garantiscano un continuo follow up motivazionale per assicurare un’efficacia duratura nel tempo
  • il plusvalore. L’efficacia di un intervento si misura anche dal raggiungimento di risultati qualificanti aggiuntivi agli obiettivi previsti. A parte tutti gli interventi che assicurano plusvalore (il video “I dimenticati di Chernobyl”, la mostra “26 Aprile”, ecc), il sito web del progetto Humus ne è la rappresentazione più evidente. Innanzitutto per la capacità di mettere in rete singoli ed associazioni interessati od operanti nella realtà afflitta dalle conseguenze di Chernobyl. Ma l’efficacia del valore aggiunto sta nel solidarizzare con l’atteggiamento culturale del progetto di riferimento, ovverosia nel proporre all’attenzione, in primo luogo, le tematiche del nucleare che rischiano di essere sottese, nei vari aiuti umanitari ed interventi di cooperazione, dalla logica di una generica solidarietà; in secondo luogo sta nella proposizione dell’analisi del contesto in cui si opera affinchè, oltre ad evitare di creare progetti decontestualizzati, si possa intervenire favorendo, in sintonia, la crescita del proponente e quella della società civile di riferimento; in terzo luogo offre gli strumenti per cercare di attuare la verifica degli interventi proposti sulla base delle reali esigenze dei beneficiari e non su obiettivi piegati alle necessità culturali o di gratificazione del proponente, nel tentativo prioritario di superare la logica degli aiuti umanitari indifferenziati o mascherati come progettualità; infine, nella sua apertura a 360° su tutte le tematiche di riferimento, vuole proporre come fondamentale un atteggiamento di umiltà volto ad intervenire senza pregiudizio nei territori individuati ed a partenza dalle reali esigenze riscontrate, prevedendo, qualora le azioni si rilevino non congruenti o difficilmente realizzabili per qualsivoglia motivo, la possibilità del cambio di rotta, dell’aggiustamento in corso o dell’ammissione degli insuccessi, senza un loro ostinato perseguimento ed evitando una sterile salvaguardia dei soggettivismi progettuali, quale soprattutto la difesa di una pretestuosa credibilità all’interno dell’associazione di riferimento o verso terzi. Questi sono gli atteggiamenti culturali che caratterizzano le scelte redazionali, sia tecniche che di contenuto, del sito www.progettohumus.it: innanzitutto la sua collocazione in rete come portale ovvero come strumento aperto al confronto e, in secondo luogo, nella sua proposizione come strumento “open source”, ovverosia utilizzabile in regime di copyleft.

Indici d’efficacia sono, inoltre, la sostenibilità e riproducibilità del progetto o delle sue azioni.

  • Indice di sostenibilità. Il pieno raggiungimento degli obiettivi del percorso sociopedagogico e quelli finora raggiunti in campo agronomico, confermano la loro fattibilità perché puntano in maniera evidente sulle valorizzazioni degli attori locali. Il segreto della fattibilità duratura di entrambi i percorsi sta nella capacità di volgere l’attenzione sul grado motivazionale di questi attori e su azioni che permettano la valorizzazione delle competenze ed il riconoscimento istituzionale (creazione di nuovi percorsi scolastici, dotazione di strutture di base, adeguamenti della formazione professionale con affiancamenti di esperienze sul campo, ecc.). Lasostenibilità finale dell’intiero percorso agronomico (serre nei villaggi) non dipenderà dal valore economico della costruzione, né tantomeno dall’impiego di competenze agronomiche locali, ma, soprattutto, dalla creazione dei presupposti atti a garantire una gestione che non sia attenta solamente all’interesse di un singolo o di un gruppo di singoli o che anneghi nel marasma di una demotivata conduzione statale, ma che sia rispettosa dell’interesse collettivo sia nel campo della radioprotezione che nell’eventuale ricaduta di benefici sociali. Questo è un compito che va oltre gli obiettivi del Progetto Humus, ma che l’esperienza di intervento locale ed il continuo work in progress ha posto come condizione prioritaria, indipendentemente dalla costruzione del manufatto. Una sfida in più per il Progetto Humus, anche se, al momento, difficilmente prevedibile nei tempi e nei modi.
  • Indice di riproducibilità. Il concorso delle collaborazioni di diverse associazioni e le relazioni istituzionali instaurate in Bielorussia, hanno già manifestato le tendenze e le potenzialità della riproducibilità del progetto. In campo sociopedagogico vi è la riproposizione, in accordo con il Ministero dell’Educazione, di corsi di riqualificazione professionale per gli insegnanti delle zone contaminate, sulla scorta del knowhow didattico realizzato nell’ambito del Progetto Humus. Nuovi Infosportelli stanno nascendo, gestiti da diverse associazioni, in altri villaggi della Bielorussia. L’opuscolo sulle raccomandazioni alimentari elaborato dal Progetto Humus con Nii Radiologhi è stato distribuito in più di 5.000 esemplari in altre province bielorusse. In campo agronomico un’associazione sta proponendo la realizzazione di serre nella provincia di Khoiniki avvalendosi del supporto delle competenze professionali operanti presso la serra sperimentale di Gomel.
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